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"Autunno Apuano" - Bosa di Careggine, sabato 27 e domenica 28 settembre 2014 - due pullman gratuiti da Pietrasanta e Massa per partecipare all'evento domenicale (prenotazione obbligatoria allo 0583 644.242)


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Inaugurato il secondo tratto turistico delle Miniere di Levigliani
Quindici mesi dopo "Toscana Underground"


Alla distanza di appena un anno dall'apertura al pubblico del breve percorso minerario della "Cava Romana", Levigliani di Stazzema si segnala di nuovo, con un'opera straordinaria di bonifica e di messa in sicurezza di un ulteriore tratto "turisticizzato"  delle Miniere dell'Argento Vivo. Centotrenta metri circa di galleria, interamente pianeggiante, attraverso un'altra apertura, posta non lontano dalla precedente,
verso ovest e a quota leggermente più elevata. Il merito dell'impresa va tutto all'effervescente e continua attività delle imprese e delle associazioni di Levigliani, ben coordinate dalla Comunione dei Beni Comuni, che si è fatta prima interprete e poi promotrice dell'iniziativa. Importante è stato anche il sostegno del Gruppo Mineralogico e Palentologico Versiliese, nonché del Consorzio "Apuane da Vivere", oltre alla competenza dei professionisti che hanno seguito i lavori (ing. Dalle Mura e dott. Mancini)
Siamo di fronte ad un positivo esempio di iniziativa privata che ha saputo cogliere l'indicazione di enti pubblici - con l'Ente Parco in prima fila - a costruire un modello di fruizione locale, con le stesse caratteristiche del progetto "Toscana Undeground". Non a caso, questo micro Sistema - già denominato "Corchia Underground"  - può offrire ai turisti il percorso speleologico dell'Antro del Corchia, due strutture di documentazione territoriale (Museo della Pietra piegata e il Museo di Comunità ed Impresa "lavorare liberi") e, da sabato scorso, i due itinerari di visita alle Miniere dell'Argento Vivo di Levigliani di Stazzema.
Il numeroso pubblico, che ha partecipato all'inaugurazione, ha potuto toccare con mano la possibilità concreta di rendere ancora "produttiva" un'area industriale - in cui si estraeva cinabro e mercurio fino a circa cinquant'anni fa - che aveva però subito lla successiva eclissi mineraria e l'abbandono di tutte le strutture.

(3 agosto 2009)


Il Marmo nella Storia
Una mostra ed un seminario a Pisa sui problemi dell'utilizzo dei materiali lapidei nelle Apuane

Una mostra e un seminario – interamente dedicati alle problematiche del marmo nelle Alpi Apuane – sono in programma presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, in via S. Maria, n. 53. La mostra – già presentata a Zurigo nel 2005 – rimarrà aperta al pubblico da mercoledì 15 a venerdì 31 luglio 2009.
Nella mattina inaugurale, si terrà un seminario di studi, sul medesimo argomento.
Il programma è qui di seguito dettagliato:
ore 9,00 – prof. Mauro Rosi (Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra di Pisa), Saluto di benvenuto
ore 9,15 – ing. Maura Pellegri (Azienda USL 1 Massa-Carrara), Sicurezza in cava e progetti collegati
ore 10,00 – dott. Antonino Criscuolo (Comune di Carrara), L’estrazione lapidea a Carrara: aspetti produttivi, problematiche gestionali, prospettive future
ore 10,45 – dott. Paola Blasi (IMM Carrara), Il commercio delle pietre naturali alla luce delle nuove normative europee e della marcatura CE
ore 11,30 – dott. Antonio Bartelletti (Ente Parco Alpi Apuane), I marmi dimenticati delle Alpi Apuane

(14 luglio 2009)


Convegno “I Segreti degli Uomini della Pietra...
in occasione del Solstizio d’Estate 2009


Venerdì 26 giugno, presso le ex Scuderie Granducali di Seravezza, si è tenuto il convegno “I Segreti degli Uomini della Pietra…”, promosso dall’Ente Parco Regionale delle Alpi Apuane, dall’Unione di Comuni Alta Versilia e dal Consorzio di Bonifica Versilia-Massaciuccoli. Questa manifestazione, in evidenza nel cartellone del Solstizio d’Estate, si propone di dar vita a riflessioni utili al territorio e non solo a momenti di festa, portando all’attenzione pubblica tematiche importanti che lasciano spazio al confronto e alla discussione. Così ha sottolineato nel suo intervento, il presidente dell’Associazione “I Raggi di Belen”, prof. Lorenzo Cesana, che ha organizzato l’evento. Quest’anno si è tentato di avviare un dialogo costruttivo sul rapporto, non facile, tra la coltivazione della risorsa marmo e la possibilità del recupero delle tradizionali escavazioni e lavorazioni dei materiali lapidei dell’alta Versilia, quali il Cipollino e non solo, nel rispetto e nella valorizzazione dell’ambiente naturale. Si tratta di una fondamentale premessa di un convegno che ha visto tutti gli amministratori solidali nel sottolineare una comunione di intenti nella ricerca di percorsi partecipati e condivisi. L’obiettivo è definire un nuovo modello di escavazione che, fondato su un percorso di filiera corta, crei opportunità di lavoro in loco, premi la qualità, l’unicità e il valore dei materiali, l’esperienza e la cultura appresa in ventisette secoli, oltre a porre in essere misure di mitigazione o compensazione.
Interessante è stato l’intervento del Direttore del Parco, dott. Antonio Bartelletti, sui Marmi dimenticati della Versilia, che ha illustrato caratteristiche e impieghi di lapidei ornamentali oggi non più estratti e lavorati, ma che potrebbero tornare ad affacciarsi sul mercato quali prodotti di nicchia per produzioni artistiche ed artigianali di qualità. La valorizzazione di questi materiali deve passare necessariamente attraverso un processo consapevole di riscoperta produttiva, che guardi più alla “cultura” che alla “coltura” dei marmi.
Con l’intervento successivo, il dott. Costantino Paolicchi ha invitato a non mettere in evidenza solamente gli aspetti negativi dell’escavazione: il fenomeno è così complesso e si cala in un territorio depauperato più con lo spopolamento dei paesi montani (rimasti senza attività lavorative) che non per i danni provocati dall’estrazione dei marmi. La soluzione, ad avviso di Paolicchi, non sta nell’utilizzo contingentato di materiali di qualità; sono necessarie altre strategie, che tengano conto proprio del grande patrimonio che la cultura del marmo ha rappresentato in oltre duemila anni di storia. Sulla linea di Bartelletti si è posto il dott. Luigi Farina, Presidente del Consorzio Cave di Cardoso, impegnato a superare la crisi globale, facendo leva sulla sinergia produttiva di piccole aziende e sul binomio qualità del materiale/bellezza dei luoghi. A suo parere questa è l’unica via possibile per vincere le incertezze del momento, che vedrà sicuramente perdente chi si ostina a mettere in atto politiche rivolte alla quantità e a scapito dell’ambiente. Per Farina i finanziamenti ci sono (la Regione Toscana ha risorse in tal senso), quello che manca sono i progetti, la voglia di operare insieme e creare dei marchi di qualità. I ritardi non sono certo da imputare alla classe politica ma alla mentalità obsoleta degli imprenditori locali.
Invece, Loris Barsi, Presidente Nuova Cosmave S.p.A. e Capo Sezione Marmo Associazione Industriali di Lucca, ha riproposto la necessità di garantire certezze estrattive, senza particolari limiti, per le imprese. I materiali devono essere disponibili velocemente e in grandi quantità perché si possa sperare di essere competitivi sul mercato.
Ha concluso i lavori l’Assessore regionale Agostino Fragai, che ha augurato al convegno di costituire un primo momento di riflessione, da riprendere in altre sedi deputate, proponendo la costruzione di una nuova ”cultura”, fondata su progettualità creativa e sostegno alle imprese innovatrici, quale carta vincente per uscire definitivamente dalla crisi.


(30 giugno 2009


Il convegno “ I segreti degli uomini della Pietra”, quasi segreto

Seravez
za -  Il convegno “ I segreti degli uomini della pietra”, che si è tenuto venerdì nell’ambito  della manifestazione del Solstizio d’estate 2009 presso le Scuderie Medicee di Seravezza è stato un convegno che  ha rischiato di restare sul serio segreto, e che solo l ‘importanza  del tema ha innescato il tam tam tecnologico dei cellulari  che hanno portato  importanti imprenditori lapidei come Loris  Barsi,  presidente degli industriali lapidei  versiliesi, Paolo Carli dell’Henraux, Giuliano Pocai, la Ditta Landi ad ascoltare  la serie di interventi politici e culturali dei sindaci di Seravezza e Stazzema,  Ettore Neri e Michele  Silicani,  dei presidenti dell’Unione dei Comuni  e del  Consorzio Bonifica,  Maurizio Verona e Fortunato Angelini, dell’assessore regionale Agostino Fragai,  del direttore del Parco Antonio Bartelletti  e di Costantino Paolicchi, cultore della storia del marmo.
A fronte, come interlocutori ufficiali il dott.  Luigi Farina, presidente del neo Consorzio della Pietra del Cardoso che nel programma era indicato con un generico intervento di un imprenditore del marmo e Lorenzo Cesana, presidente dell’associazione Raggi di Belen di Pruno.  Pur richiamando le parole dell’assessore Fragai nel rilevare che la visione del  documentario “I cavatori”, firmato come sceneggiatore e regista dallo scrittore versiliese Sirio Giannini ispiratosi ad una poesia dell'amico poeta-cavatore Lorenzo Tarabella (il documentario nel
1961vinse il premio l'Airone d'oro nel XII Concorso Nazionale di Montecatini Terme del film a passo ridotto), valeva di per sé la partecipazione al convegno  avente una tematica  così importante e attuale per la crisi che investe il settore,  è apparso tuttavia chiaro che il processo finalizzato a far dialogare le diverse realtà era mancante intanto dell’altro riferimento di industriali  che si riconoscono nell’Assocave Pietra del Cardoso e di molte altre parti, come  i sindacati, le associazioni degli autotrasportatori e le comunità stesse.

Pietra del Cardoso e Cipollino - Ritornare allo sfruttamento dei giacimenti di  marmo Cipollino di Pruno nord, quattro e più ettari  di area estrattiva individuati nella proposta di  delocalizzazione e ricollocazione  estrattiva della Pietra del Cardoso presentata all’ente Parco delle Alpi Apuane dal Comune di Stazzema apre lo scenario complessivo del marmo e dei marmi storici  da riportare sul mercato e che tale operazione, come ha osservato  l’imprenditore Loris Barsi,  ha bisogno di numeri  per stabilire la sostenibilità  economica  per un’attività di cava “intermittente”.  Quindi quali giacimenti è possibile tornare a lavorare e quali sono le quantità di materiale che può essere cavato.  Insomma, il convegno, nonostante l’importanza dei temi trattati, ha dato l’impressione, sicuramente  fuorviata da un’inadeguata promozione dell’evento, che  attraverso a Pietra del Cardoso si volesse  concentrare  l’attenzione unicamente sull’area del marmo cipollino di  Pruno nord in previsione di un ritorno allo sfruttamento.  Poiché l’area è situata al confine del perimetro di tutela del Parco delle Apuane,  il ritorno allo sfruttamento del giacimento può concretarsi se alla base c’è una forte assicurazione culturale a cui, nell’aver reso pubblico il progetto, l’Associazione “ I Raggi di Belen di Pruno e lo stesso Consorzio Pietra del Cardoso sembrano già voler rispondere. Peccato che la lunghezza degli interventi e lo sforare consueto dell’orario ha impedito come  il solito un adeguato dibattito pubblico, infatti molti industriali non hanno atteso la fine dei lavori,  è venuto così a mancare il riscontro se sia stato debito o no l’inserimento dell’area del cipollino di Pruno Nord  nella proposta di delocalizzazione e ricollocazione della Pietra del Cardoso e se sia fondata la preoccupazione che quest’inserimento possa  condizionare l’estensione della nuova area  estrattiva della Pietra del Cardoso,  la cui conoscenza geologica - come ha ricordato il geologo Mancini -  è ferma agli studi Ertag della Regione Toscana  avvenuti oltre  25 anni fa, pertanto arretrati, e che a differenza dei marmi, manca ancora  una cartografia specifica sulle varietà merceologiche della Pietra del Cardoso e Ardesia Apuana.

Idee da trasferire in progetti - Gli obiettivi emersi sono quelli di una maturazione culturale, la musealizzazione di una cava storica di cipollino, la creazione a Pruno di un museo della pietra-cipollina, la (ri) promozione della tradizionale  lavorazione in parte perduta, specie quella manuale, del marmo e della pietra  per connotarsi come valore aggiunto del territorio e della sua economia. Inoltre, dare il via ad una strategia di  “mega-patto” con tutti i soggetti interessati affinché si giunga ad una filiera capillare e  al marchio del fare impresa sul territorio. Questo è  stato il sunto del convegno in cui si sono portati a conoscenza i progetti per la riattivazione estrattiva del giacimento di cipollino di Pruno Nord e di quello de “La via dei Marmi e di Michelangelo” , sostenuto dai comuni della Versilia Storica per incrementare il flusso del cosiddetto turismo slow (lento), quello interessato alla conoscenza delle comunità, delle tradizioni e della cultura del marmo.  “Le idee che ho ascoltato- ha detto l’assessore regionale, ricordando che il quadro dello scenario mondiale che seguirà dopo questa crisi finanziaria e di economia reale non muterà di molto per l’Italia , che dovrà recuperare la sua posizione  unicamente attraverso l’innovazione e la qualità dei suoi prodotti e mai più potrà farlo puntando alla quantità da cui è ormai  esclusa dalle grandi nazioni emergenti- devono trovare però un modo concreto, dando le linee con cui procedere al raggiungimento dell’obiettivo”.

Giuseppe Vezzoni
"Corriere della Versilia"
(28 giugno 2009)
 


"I Segreti degli Uomini della Pietra...."
Un convegno sul recupero produttivo di marmi locali tradizionali 
in occasione del Solstizio d'Estate 2009


Il Convegno si terrà VENERDI' 26 GIUGNO 2009, presso le ex Scuderie Granducali di SERAVEZZA.

Programma:
10.00 - saluto dei Sindaci di Seravezza e Stazzema e del Presidente del Consorzio di Bonifica
10.30 - intervento di Patrizio Petrucci, Vice-Presidente della Provincia di Lucca
10.45 - introduzione a cura dell'Associazione "I Raggi di Belen"
11.00 - Costantino Paolicchi, "tradizione della lavorazione dei marmi in Versilia"
11.30 - Antonio Bartelletti, "I marmi dimenticati della Versilia"
12.00 - intervento di un imprenditore del marmo
12.30 - dibattito
13.00 - conclusioni di Agostino Fragai, Assessore Regionale

L'iniziativa nasce dalla volontà dei soggetti presenti di affrontare un tema centrale per il territorio dell'Alta Versilia: il rapporto tra tradizione, ambiente e impresa lapidea.
Sul territorio è stato avviato un processo tra Parco, enti locali (Comuni, Provincia, Unione dei Comuni) e soggetti associati (tra cui consorzi d'imprese e "I Raggi di Belen"), che ha come obiettivo primario quello di far dialogare le diverse realtà attorno alla possibilità del recupero delle tradizionali escavazioni e lavorazioni dei materiali lapidei, coniugando economia e natura.

(
24 giugno 2009)


Le Ricerche del Parco sui marmi antichi ad Asmosia IX
Presentato un poster al Congresso Internazionale di Tarragona (Spagna)

Una recentissima ricerca archeometrica promossa dall'Ente Parco è approdata al Congresso internazionale ASMOSIA IX - acronimo dell'Associazione per lo studio dei marmi e delle altre pietre nell'Antichità -  in programma a Tarragona (Spagna), dall'8 al 13 giugno u.s., sul tema "Interdisciplinary Studies on Ancient Stone".
Il lavoro, presentato nella sezione poster, ha come titolo First evidence of the use of a Serpentinite in the floor of a 'Villa Rustica' near Luni (Italy), di cui sono autori Antonio Bartelletti (Ente Parco), Emma Cantisani (Dires-Università di Firenze), Alessia Amorfini (Ente Parco), Fabio Fratini (ICVBC-CNR Firenze), Elena Pecchioni ed Enrico Pandeli (Scienze della Terra-Università di Firenze).
La ricerca nasce da un proficuo rapporto di collaborazione instauratosi tra Parco, CNR e Dipartimenti dell'Università di Firenze e ha portato alla scoperta dell'uso di un lapideo alloctono - una serpentinite proveniente, con buona probabilità, dalla Val di Vara (Liguria orientale) - in un pavimento in graniglia marmorea di una Villa rustica tardorepubblicana, recentemente ritrovata a Pietrasanta in Versilia.

(22 giugno 2009


Levigliani comunità capofila di Stazzema

Bisogna scriverlo: la frazione di Levigliani è indiscutibilmente la comunità capofila di Stazzema. Lo è in campo economico, turistico, associativo ed ora culturale. In pochi mesi sono stati aperti nella frazione due musei. Il Museo della Pietra Piegata è stato realizzato dal Parco delle Alpi Apuane. Le sezioni, dislocate  su quattro piani espositivi, raccolgono reperti di marmo d'arte sacra, le varietà del marmo delle Alpi Apuane, l’uso dei manufatti di marmo nella casa e nella bottega, testimonianze di storia ultramillenaria tramite reperti seriali, biblioteca, archivio e laboratorio ed infine lo spazio al terzo piano è riservato ai ritrovamenti in Levigliani di tombe dei liguri-apuani. Il Museo di Comunità e d’Impresa Lavorare Liberi nasce per volontà della frazione ed è stato supportato economicamente da enti pubblici e privati. Nei due spazi espositivi sono esposti documenti e attrezzi di lavoro in cava che ricostruiscono la storia del Comunello e quella della Cooperativa Condomini. Il biglietto per la visita dell’Antro del Corchia permette l’accesso anche a queste due aree espositive, tra l’altro vicinissime. Domenica, in occasione dell’inaugurazione del Museo di Comunità e d’Impresa Lavorare Liberi  se n’è avuta l’ennesima dimostrazione. Levigliani è la frazione che ha una marcia in più e la sa mantenere, è un paese dove il senso di comunità è fortissimo.  Come ha inteso porre l’accento il direttore del Parco Antonio Bartelletti, il nuovo sito museale dedicato ai soci fondatori della cooperativa Condomini può considerarsi unico in Italia per la stretta comunanza che testimonia esserci stata e c’è tuttora tra la Comunità e l’impresa della Cooperativa Condomini. A rappresentare bene questo indissolubile legame che fu stretto nel 1956, tra nascente cooperativa  e la Comunione Beni Comuni di Levigliani, impegnata a vincere la battaglia legale contro l’impresa privata che vantava diritti sulle terre comuni dei Tavolini sul Monte Corchia, è l’attuale presidente della Beni Comuni, Alberto Vannucci, che fu il più giovane socio fondatore dell’impresa cooperativistica della Condomini di Levigliani. Presenti alla festa di storia e di lavoro tenutasi domenica a Levigliani, il vicesindaco di Stazzema Verona, che ha fatto un deferente richiamo alle morti bianche sul lavoro, l’assessore Guidi, l’assessore  provinciale Adami, il sindaco di Forte dei Marmi Buratti, che ha ricordato il mezzo secolo di storia che accomuna la ricostruzione del pontile e il primo blocco sceso dalla cava dei Tavolini, ed infine il prof. Valdo Spini, che nella sua lunga esperienza di parlamentare, è stato Sottosegretario e Ministro dell’Ambiente, ha ricordato le sollecitazioni che gli giungevano dalla comunità di Levigliani e da Romano Babboni, presidente storico della cooperativa, affinché all’impresa di lavorare liberi non fossero tarpate le ali. Ha ricordato la scesa del primo blocco anche il parroco di allora, don Enrico Vivaldi, tra gli invitati alla festa di quella volontà di lavorare liberi il marmo arabescato del Corchia, che nonostante il mezzo secolo trascorso non mostra nessun segno di deflessione.


La via di Lizza, dalla Cava dei Tavolini al Canale: il pane e il lavoro

Ad un commosso cavaliere al merito del lavoro Alberto Vannucci, presidente della Comunione Beni Comuni di Levigliani e il socio fondatore più giovane della Cooperativa Condomini di Levigliani costituitasi nel 1956, gli altri soci nonché cavalieri nominati nel 2006 da presidente Napolitano erano, Romano Babboni, Aldo Neri, Isaia Battelli, Achille Catalani, Martino Maggi, Cesare Maggi, Ulisse Baldini, Armido Barsottini, Dino Barsottini, Carlo Maggi, Natale Maggi, Dino Fornari, Polinice Frullani, Nello Maggi, Bruno Neri C., Bruno Neri N., Ernani Neri, Ino Vannucci, è spettato il compito di ricordare la lizzata del primo blocco di marmo arabescato della cava dei Tavolini. La misura fu scesa al poggio del canale il 5 ottobre 1958, lungo la via di lizza costruita a prezzo di enormi sacrifici: due anni di duro lavoro e senza alcun guadagno. Una via di lizza che da 1500 metri di quota sul Monte Corchia raggiungeva i 600 metri del poggio di carico. Un dislivello di 900 metri  che fu coperto costruendo una delle vie di lizza più lunghe del comprensorio.  La lizza contava 200 piri, 200 buchi nel marmo e nella pietra che volevano significare almeno 10 ore di subbia e martello dello scalpellino per ogni buco, mettendo a dura prova la bravura del socio Ernani Neri, valete fabbro per affilare e temperare le subbie. L’impresa della via di lizza dei Tavolini è quasi sicuramente l’ultima discenderia del marmo costruita dall’uomo sulle Apuane. Alberto Vannucci ha ricordato la piazza presso il poggio al canale piena di gente, i risi e i pianti per l’arrivo del primo blocco segnato CCL 1 (Coperativa Condomini Levigliani) con i quali si contraddistinse quella storica giornata di mezzo secolo fa, gli amici colpiti dagli infortuni e quelli morti in cava.  Per andare al lavoro occorrevano due ore e mezzo  tra andata e ritorno. In una sua busta paga, ha raccontato Vannucci, sono riportate 342 ore lavorative che lui e i suoi compagni, fatte nel mese di agosto del 1958 lavorando in media 11 ore al giorno, compresi i sabati e le domeniche. Catturando l’attenzione dei presenti, Vannucci ha ricordato la difficoltà nel realizzare la via di lizza in località Ciondola, lassù dove i vecchi del paese avevano estratto i basamenti di pseudomacigno del campanile. Tredici anni è servita la lizza per portare a valle il marmo, prima dell’avvento della via marmifera che risalendo i fianchi del Corchia ha portato nel 1971 i trattori a caricare i blocchi direttamente in cava, lassù a 1500 metri di quota, dove cielo e la montagna flirtano ogni giorno nell’amore intenso del pane e del lavoro che ancora permette, a distanza di mezzo secolo, quel lavorare liberi della Cooperativa Condomini di Levigliani, l’impresa che occupa il maggior numero di lavoratori nel comparto estrattivo del comprensorio versiliese.

Giuseppe Vezzoni
"Corriere della Versilia"
(9 ottobre 2008)


Le ricerche del Parco 
all'11th International Conference on Accellerator Mass Spectometry

Indicazioni stimolanti dalla datazione delle cave antiche di Carrara

Si è tenuta a Roma, dal 14 al 19 settembre 2008, la 11.ma conferenza mondiale sulla spettrometria di massa con acceleratori, detta anche spettrometria di massa ultrasensibile. Il congresso ha visto, tra gli organizzatori, il CEDAD, il Centro di Datazione e Diagnostica dell’Università del Salento, i laboratori LABEC di Firenze, CIRCE di Caserta e l’ICTP (International Center for Theoretical Physics) di Trieste.
Alla Conferenza di Roma hanno partecipato oltre 350 studiosi e ricercatori di 40 diverse nazioni, che hanno presentato i loro più recenti lavori di datazione al radiocarbonio di reperti archeologici e di materiali storico-artistici, nonché studi su cambiamenti climatici, applicazioni geologiche, astrofisica nucleare, geochimica, applicazioni forensi.
Nella sezione poster è stato reso pubblico uno studio innovativo di ricerca archeometrica, sulla datazione dei fronti antichi di cava dei bacini estrattivi di Carrara, attraverso gli isotopi cosmogenici, in particolare il Cloro 36. Questo lavoro scientifico – che nasce dalla collaborazione tra ricercatori della Pardue University dell’Indiana e il Parco Regionale delle Alpi Apuane – ha come titolo: “Chlorine-36 exposure dating of Roman and Medieval marble quarries near Carrara, Italy”. Ne sono autori i proff.ri Darryl Granger e Andrew Cyr del dipartimento delle Scienze della Terra e dell’Atmosfera dell’Università americana, nonché i dott.ri Antonio Bartelletti e Alessia Amorfini del servizio “Ricerca e conservazione” del nostro Parco.

(2 ottobre 2008)


Visita alla Miniera di Levigliani: alla scoperta dell'Argento vivo

Conclusi alcuni lavori straordinari di messa in sicurezza, domenica riapre al pubblico la più antica Miniera dell’Alta Versilia, che si sviluppa a pochissima distanza dalla strada provinciale di Arni, appena prima di giungere al paese di Levigliani di Stazzema.
Già nel Medioevo, l’area mineraria è stata coltivata per ricavare, dal raro cinabro, l’inchiostro rosso necessario ad impreziosire i codici miniati della città di Firenze. Per tutto il Rinascimento e l’età moderna la Miniera fu più ampliata alla ricerca soprattutto del mercurio nativo, le cui goccioline mobili sulle rocce scistose erano allora apprezzate e conosciute come “argento vivo” o “argento liquido” (Hydrargyrum). Dopo la definitiva chiusura, alla fine degli anni Sessanta dello scorso secolo, il giacimento è stato oggetto di studi scientifici, che hanno rilevato la presenza di minerali rarissimi e unici al mondo (Leviglianite, Grumiplucite, ecc.). Della passata attività estrattiva rimangono oggi visibilissime le tracce (gallerie, binari, vagoncini, macchinari di selezione del minerale, ecc.), che il percorso turistico documenta e valorizza.
L’accesso alla Miniera di Levigliani è stato inaugurato, in modo sperimentale, lo scorso 1° giugno, durante la giornata conclusiva della Settimana 2008 di “Toscana Underground”. Proprio in quella occasione è stato proposto al pubblico e positivamente testato, un programma contestuale di visite sotterranee a grotte, cave e miniere della zona – nonché di itinerari archeo-minerari, sia sul territorio, sia in musei e mostre documentarie – per così giungere oggi ad una concreta stabilizzazione della stessa offerta turistica.
Con l’apertura definitiva della Miniera di mercurio e di cinabro si colloca al suo posto una tessera importante del mosaico di iniziative di valorizzazione dell’area del Monte Corchia, a partire dai percorsi attrezzati tra le stalattiti della Grotta carsica dell’Antro del Corchia, alle Cave di marmo in galleria di Borra Larga, alla mostra documentaria su minerali e miniere della Versilia e al Museo della Pietra piegata, dedicato alla storia e alla cultura del marmo. Il tutto è visitabile a Levigliani di Stazzema, grazie ai servizi della locale coop. “Sviluppo e Futuro”, in collaborazione con la Comunione dei Beni comuni di Levigliani, la Coop. Condomini, il Parco Regionale delle Alpi Apuane, la S.r.l. Antro del Corchia e il Comune di Stazzema.
Da domenica 10 agosto è possibile dunque visitare la miniera di mercurio e cinabro di Levigliani, insieme a tutti gli altri percorsi naturalistici ed archeo-minerari; orario estivo delle visite guidate al sito minerario: ore 11-12 e 14-15; informazioni e prenotazioni presso la Foresteria del Parco a Levigliani di Stazzema (tel. 0584/778405).

(10 agosto 2008)


Il Parco archeologico è morto!... Viva il Sistema archeominerario!...

Il Parco archeologico delle Alpi Apuane – purtroppo – è morto e sepolto! E numerosi sono i mandanti, gli esecutori e i complici dell’assassinio di una creatura soppressa ancora inerme nella culla. La lista delle persone coinvolte si compone anche di nomi famosi, perfino di Ministri e Sottosegretari, ugualmente distribuiti nel centro-destra e nel centro-sinistra, sia nelle strutture centrali che periferiche dello Stato. 
Oggi, non ha alcun senso un dibattito sulla necessità o meno del Parco archeologico. Sarebbe tempo inutilmente sprecato in discussioni dal sapore ormai teorico ed accademico. L’occasione andava subito colta nel 2001, al momento in cui si è presentata, passando sopra alle imperfezioni e alle incertezze che il progetto si portava inevitabilmente dietro.
Non è stato così e, per quasi sette anni, ha dominato la polemica strumentale in pubblico e il sabotaggio strisciante in sede ministeriale. Passavano i governi e cambiavano le coalizioni, ma lungo il percorso c’era sempre qualcuno disposto ad ascoltare le sirene lamentose di chi, in loco, opponeva un rifiuto preconcetto.
È desolante prendere atto dell’incapacità di un territorio nel cooperare insieme su un tema fondante come il recupero del valore storico e culturale dei luoghi della produzione del marmo. Il Parco archeologico avrebbe assolto a questa funzione largamente condivisa, con la possibilità concreta di attirare risorse economiche, ordinarie e straordinarie.
Ha prevalso dunque la paura del nuovo e una visione miope delle cose. Si è disinformato ad arte evocando i “fantasmi”, facili e convincenti, del Parco come ennesimo “carrozzone pubblico” ed ulteriore “laccio e lacciolo per le cave”. 
Nulla di più falso in questo caso. La missione del Parco archeologico non è mai stata la tutela e dunque l’imposizione dei “vincoli” sui siti estrattivi più rappresentativi della storia e del paesaggio minerario delle Apuane. La legge istitutiva stabiliva unicamente di “conservare e valorizzare” alcuni beni di particolare eccellenza, con l’obiettivo evidente di promuoverne la fruizione culturale e turistica, pure a vantaggio della produzione lapidea in atto. 
Non poteva essere un nuovo e costoso ente, di quelli istituiti soltanto o quasi per le indennità di carica agli amministratori e per gli stipendi ai dipendenti. Caso unico nel panorama nazionale, la bozza di decreto istitutivo del Parco archeologico faceva coincidere la struttura direttiva ed operativa con quella dell’Ente Parco Regionale, in modo da destinare tutte le risorse economiche statali verso opere ed interventi sul territorio e non per spese di funzionamento di organi, uffici e personale.
Detto tutto questo è inutile ribattere all’ultimo intervento del Coordinamento delle imprese estrattive del Parco delle Alpi Apuane, che ripropone sul Parco archeologico l’usata e noiosa litania della sovrapposizione dei “vincoli”, con il presunto fine politico del logoramento delle imprese estrattive. 
Il fatto non sussiste ed è stato ampliamente spiegato. 
L’unico invito che rivolgiamo all’estensore del comunicato è di evitare l’uso di argomentazioni pseudo-scientifiche, confutabilissime, per sostenere una tesi non condivisibile, anche se legittima. Lasci stare la “storiella” stantia e ridicola del primato estrattivo dei Romani con l’obiettivo di circoscrivere ai bacini di Carrara un molto eventuale Parco archeologico di nuova generazione. Scriva piuttosto e più semplicemente che il Parco archeologico va bene se viene istituito a casa degli altri. È più chiaro ed onesto, soprattutto perché spiega, alla luce del sole, le ragioni vere di sette anni di dura opposizione a questo progetto.
Morto il Parco archeologico – che riposi in pace! – rimangono ancora sul tavolo le questioni di fondo che avevano suggerito la sua istituzione: quali strumenti e quali risorse bisogna mettere in campo per valorizzare la storia e la tradizione delle produzioni lapidee delle Alpi Apuane? Quali iniziative anche culturali è necessario intraprendere, a favore del marmo apuano, per aggiungere ulteriore valore di apprezzamento sul mercato internazionale?
La domanda la rivolgiamo al mondo del marmo, soprattutto a quella parte, più sensibile, che sente il bisogno di azioni promozionali a sostegno di usi di pregio e qualità di un materiale naturale unico, soprattutto dopo 27 secoli di preziose lavorazioni artistiche ed artigianali.
Siamo curiosi di confrontarci sulle idee e sulle proposte, con spirito costruttivo e disposti a partecipare.
Nel piccolo il nostro contributo lo stiamo già fornendo, anche senza le risorse economiche dello Stato, in collaborazione con gli enti locali. Nel 2003 è stato istituito il Sistema archeominerario delle Alpi Apuane, per anticipare ieri e oggi sostituire il Parco archeologico. Del 2005 è il recupero dei percorsi di visita alle cave storiche della Cappella; lo scorso 31 maggio abbiamo inaugurato il Museo della Pietra piegata a Levigliani…

Antonio Bartelletti
Direttore dell'Ente Parco Regionale delle Alpi Apuane

(15 giugno 2008)


Per il Coordinamento delle imprese estrattive
il Parco archeologico è un'ulteriore sovrapposizione di tutele


Dopo l’articolo sul Parco Archeologico apparso sulla cronaca del Corriere della Versilia del 5 giugno, il Coordinamento delle Imprese estrattive nell’area del Parco delle Apuane, fa conoscere la propria posizione in merito alla proposta istitutiva su cui non ha apposto la firma l’ex Ministro ai Beni Ambientali e alle Attività Culturali, On. Francesco Rutelli. “ Le imprese vogliono che il Parco Archeologico delle Apuane, come prevede la legge , sia costituito dalle tagliate romane presenti nei bacini marmiferi di Carrara, dai beni che sono stati raccolti a Luni e da quelli che si raccoglieranno in futuro laddove emergano nel portare avanti il processo di scoperte di tutto il complesso infrastrutturale che interessa il porto di Luni, nella scansione di temporale storico-ottimale che va dal 50 a.C. al 400 d. Cristo”,  restando nel solco dell’attività di ricerca “Campagna Rilevamento Beni Culturali del Territorio” iniziata nel 1975 dal prof Enrico Dolci, sotto la guida dell’allora assessore alla Cultura del Comune di Carrara Italo Zatteroni”.
In sostanza il Coordinamento delle imprese  osserva la laconicità delle norme dell’art. 14 e i limiti della legge n.388/2000 che ha consentito di presentare un disegno diverso sulla individuazione e determinazione degli “antichi siti di escavazione”. È una posizione, quella delle imprese, che sembrerebbe non superabile nel contenzioso apertosi con l’Ente Parco delle Apuane a seguito del proposto allargamento dello spettro temporale del Parco Archeologico, inserendo siti estrattivi d’età rinascimentale, proto-industriale e industriale. Il Coordinamento delle Imprese vede nell'allargamento dell'estensione temporale fino ad epoche recenti una deviazione impropria dal progetto originario di Parco Archeologico, che, invece, doveva essere riordinato e valorizzato nella forbice storica iniziale fatta emergere dagli studi del prof. Dolci e addirittura retrodatata ai secoli V e IV a.C. nelle conclusioni esposte dal prof. Patrizio Pensabene del Dipartimento di Scienze, Storiche, Archeologiche e Antropologiche dell’antichità- Università La Sapienza di Roma - nel convegno “Ante e post Lunam” tenutosi il 28 maggio 2004 nei padiglioni della Carraramarmotec.
Il Coordinamento delle Imprese contesta che ci siano profonde ragioni scientifiche e culturali nell’allargamento del campo dei siti costituenti la proposta di Parco Archeologico, l’elenco ne individua attualmente 28, mentre vi osserva una finalità politica di logoramento rivolta alle imprese estrattive lapidee, alla loro potenzialità di implementazione produttiva e alla riduzione delle attività e delle estensioni delle aree contigue di cava. Più che l’emersione storica e scientifica, con il Parco Archeologico, oltre che ad essere una sovrapposizione del Parco naturalistico, si teme chi si voglia introdurre una più intransigente normativa di tutela da praticare sul territorio del Parco per espropriare le attività di cava ed ha inficiare i diritti consolidati di impresa privata. Nulla da obiettare invece se i siti e i beni sono detenuti da enti pubblici, così come il Coordinamento delle imprese non è interessato all’iter istitutivo del Parco Archeologico se non lede i diritti patrimoniali privati derivanti da concessioni perpetue.

Giuseppe Vezzoni
"Corriere della Versilia"
(11 giugno 2008)


 Il Parco archeologico delle Alpi Apuane a quando?

La mancata istituzione del Parco Archeologico delle Apuane è stato il convitato di pietra di questa riuscitissima edizione di Toscana Underground 2008. Nessuno ha profferto parola, eppure tra le trame degli interventi che si sono potuti ascoltare è stata colta questa deficienza  istitutiva e le molte ragioni di convenienze politiche per non toccare un tasto dolente. C’è stata molta attenzione per evitare l’argomento, tuttavia di ciò che si è voluto tenere dietro le quinte è apparso il deretano. Anche con il Governo Prodi, nonostante la firma posta sul progetto dall’ex ministro Pecoraro Scanio, il Parco archeominerario delle Alpi Apuane non è stato possibile istituirlo. È mancata la firma dell’ex ministro ai Beni Culturali Rutelli. Attualmente, nonostante che nel progetto Toscana Underground siano compresi il Parco Archeologico Naturalistico di Belverde (SI),  il Parco Archeominerario di Montieri (GR), il Parco Archeominerario di San Silvestro (LI),  il Parco minerario dell’Isola d’Elba (LI),  il Parco minerario e naturalistico di Gavorrano (GR), per la “metropolitana” di Toscana Underground non è ancora in servizio la stazione del Parco Archeologico delle Alpi Apuane. Il contenzioso tra Ente Parco delle Apuane ed imprenditori lapidei, i quali con l’ultimo governo delle sinistre sembrerebbero aver avuto più voce in capitolo per stoppare l’ autorizzazione del progetto, si fonda su alcune cave storiche inserite nei siti di interesse previsti nella proposta di legge del Parco Archeologico delle Apuane. Poiché a forza di veti si fa poca strada, sarebbe necessario trovare le soluzioni per rimuovere gli ostacoli al progetto, anche per non continuare a pensare che in questo Paese democratico c’è poi qualcuno che conta di più e qualcuno, eletto dal popolo, che gli dà spago. La questione è come una palla tenuta spinta sotto l’acqua ma che appena è tolta la mano riemerge con forza pari alla spinta.

Giuseppe Vezzoni
"Corriere della Versilia"
(4 giugno 2008)


Inaugurato il "Museo della Pietra piegata"

Finalmente, dopo cinque anni di lavoro, il Museo della Pietra piegata ha avuto il suo battesimo, alla presenza del Presidente del Parco, Giuseppe Nardini, del Sindaco di Stazzema, Michele Silicani e del Presidente della Comunità Montana "Alta Versilia", Maurizio Verona. 
Il Direttore del Parco, Antonio Bartelletti, ha tenuto la relazione inaugurale, ripercorrendo tutte le tappe che hanno segnato la storia di questa nuova istituzione, dall'approvazione del progetto di allestimento, nel 2003, fino alla conclusione dei lavori, nell'immediata vigilia della giornata inaugurale. Alla manifestazione hanno preso parte, tra gli altri, la dott.ssa Emanuela Paribeni, in rappresentanza della Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana, che ha sottolineato il valore simbolico del ritorno delle tombe dei Liguri apuani nel luogo dove sono state ritrovate.
L'evento inaugurale è stato inserito nel programma delle giornate conclusive della manifestazione regionale Settimana 2008 di "Toscana Underground".
Unanimi consensi ed apprezzamenti sono stati espressi dai partecipanti e soprattutto dagli abitanti di Levigliani di Stazzema.

(
31 maggio 2008)


Il Parco inaugura il suo primo museo 
nella Settimana 2008 di Toscana Underground


Tra Parco e marmo il dissidio è solo apparente. In realtà tra i due c’è un amore tormentato, ma profondo, che va al di là dei piccoli alterchi del quotidiano. Il Parco è così innamorato del marmo che, a questo amante incostante, ha perfino dedicato un Museo, di prossima apertura. L’appuntamento è a Levigliani di Stazzema, alle ore 11 di sabato 31 maggio, per godere tutti del nuovo e piccolo gioiello, così amorevolmente donato. 
Il Parco lo ha chiamato Museo della Pietra piegata, prendendo a prestito il nome da un conosciuto lavoro di Costantino Paolicchi del 1981. Anche il Museo celebra quella parte delle Alpi Apuane, dove da secoli gli uomini conoscono il segreto di “piegare”, a loro genio, la “pietra” più nobile e pura che vi affiora: il marmo, appunto.
Il cadeau non è effimero, ma prima di tutto utile, poiché vuole sempre ricordare, al proprio amante, quale lunga e gloriosa storia si porta dietro, spesso distante anni luce da recenti cadute di dignità e di stile.
L’amore non è sempre cieco e stupido, quando ha la forza di indicare la migliore della strade per riscattarsi e tornare quelli di un tempo. Il Parco lo ha fatto, ricordando al marmo la qualità positiva del lavoro umano, con il suo aggiungere valore alla grezza materia. Nel Museo si conservano produzioni esemplari e testimonianze talvolta uniche di usi di qualità e dunque durevoli di una risorsa non rinnovabile come il marmo.
Il Museo, nel piccolo, tramanda il senso del “bello” attraverso antichi manufatti, pensati e preziosi, che sono riusciti a stabilire un rispetto assoluto verso la materia: in passato massimamente lavorata nelle quantità giustamente estratte.

(28 maggio 2008)


A fine maggio l'inaugurazione del Museo della Pietra piegata

Dopo un lungo lavoro di allestimento, il "Museo della Pietra piegata" aprirà a breve i suoi battenti presso la Foresteria del Parco, a Levigliani di Stazzema. L'evento si terrà all'interno del calendario delle manifestazioni della  "Settimana Underground", in programma dal 26 maggio al 1° giugno 2008, in diversi siti speleologici, minerari ed archeologici della Toscana.

(16 aprile  2008)


Il Marmo delle Apuane nel Medioevo:
Presentazione di un volume monografico alla Carrara Marmotec


Presentazione degli Atti di“Ante et post Lunam”, il secondo convegno tenutosi del 2005 all’interno della 26a edizione di CarraraMarmotec e specificamente dedicato alla storia del marmo apuano. Tra gli autori dei lavori pubblicati si trovano eminenti figure della “marmologia storica” italiana, tra cui Patrizio Pensabene, Giovanna Tedeschi Grisanti, Marco Franzini, Tiziano Mannoni, Claudio Giumelli, Caterina Rapetti, ecc.
L’opera, ricca di illustrazioni e di contributi originali, è stata curata da Antonio Bartelletti e Alessia Amorfini come numero monografico di Acta apuana, la rivista scientifica del Parco Regionale delle Alpi Apuane. Questo volume, di oltre 128 pagine e 8 tavole a colori, ha dato modo a diversi studiosi e ricercatori di ricostruire il difficile intreccio delle vicende storiche legate al reimpiego del marmo in diverse città italiane e alla ripresa estrattiva nei bacini apuani nel corso del Medioevo.
La storia ricorda che, già avanti il Mille, le rovine di edifici d’età imperiale e i depositi abbandonati sono stati i primi luoghi di sfruttamento del marmo: la “luxuriosa materia” accumulata dalla civiltà romana. Dall’XI-XII secolo, l’attività di reperimento della materia prima si è rivolta direttamente agli agri marmiferi, a Carrara e in Versilia, riproponendo tecniche e competenze dimenticate e forse conservate a fatica in qualche luogo del Mediterraneo. Il basso Medioevo ha visto poi il fiorire di botteghe artigiane, mentre le cave apuane si sono poste al vertice di una filiera produttiva che assicurava il rinascimento delle arti e dell’industria.
Tra le novità e gli argomenti di rilievo del volume si segnala, per l’Alto Medioevo, il reimpiego di marmi apuani, forse provenienti dalla spoliazione dei monumenti di Luni, nell’Abbazia di S. Caprasio di Aulla. Altri contributi hanno poi verificato, in base ai lapidei utilizzati in edifici religiosi della Toscana nord-occidentale, come la ripresa estrattiva nelle cave di Carrara e della Versilia sia da riferirsi alla prima metà del XII secolo. Per il tardo Medioevo poi, diversi articoli documentano l’intensità di traffici che, soprattutto per mare, conducevano ingenti quantità di marmo delle Alpi Apuane verso Genova, Pisa e altre città italiane.
La presentazione del volume e la sua distribuzione gratuita agli intervenuti, sono fissate per sabato 2 giugno, alle ore 15.00 presso la Sala Convegni principale del Complesso fieristico di Marina di Carrara. Il compito di illustrare criticamente gli Atti di Ante et post Lunam, è affidato alla prof.ssa Franca Leverotti, docente di storia medievale all’Università di Milano-Bicocca.
Le iniziative di “Ante et post Lunam” – convegni e pubblicazioni compresi – hanno come obiettivo principale l’apporto di contributi conoscitivi e di stimoli al progetto di “Parco archeologico delle Alpi Apuane” che, previsto dalla L. n. 388 del 2000, non ha ancora visto concludere il proprio iter istitutivo per ragioni incomprensibili. Nonostante interventi autorevoli prefigurino un futuro per il marmo apuano sempre più legato ai propri valori storico-culturali e alla fruizione turistica dei luoghi della produzione, si rileva un ritardo irrazionale sull’unico vero progetto esistente e capace di elevare a sistema di conservazione e valorizzazione i siti e i beni lasciati da una bimillenaria attività di lavorazione del marmo, a Carrara e dintorni.

(31 maggio 2007)


Il programma di "Dialoghi con l'archeologia"

Tentativi di collaborazione tra il Parco e il mondo delle discipline archeologiche, per tentare nuove vie di conservazione e valorizzazione del territorio. Non sono qui le emergenze floristiche o faunistiche che entrano in gioco e non è neppure il patrimonio geologico. Sono piuttosto i segni della presenza plurimillenaria dell'uomo sulle Alpi Apuane, che meritano identico rispetto e offrono ulteriori possibilità di studio ed apprezzamento, nonché occasioni di fruizione turistica.

Il Parco cerca momenti di dialogo con l'Archeologia, a cominciare dalla presentazione di due volumi, che sono il frutto di esperienze di ricerca storico-archeologica nell'area protetta e contigua.

Il programma prevede dunque due appuntamenti:
 
venerdì 18 maggio 2007, ore 15.30
Fortezza di Mont’Alfonso, Sala Porta Nord
Castelnuovo Garfagnana
Presentazione del volume
Sulle Alpi Apuane nel Settecento
La Via Vandelli e il Casone di Ripanaia: storia, archeologia e restauro
edito a cura di Lucia Giovannetti e Raffaello Puccini
Interverrà il prof.  Marco Milanese
(docente di Archeologia alle Università di Pisa e di Sassari - direttore di Archeologia Postmedievale—International Studies Journal)

sabato 2 giugno 2007, ore 15.00
Internazionale Marmi Macchine e Servizi
Sala Congressi principale
Marina di Carrara
Presentazione del volume
Ante et post Lunam
Reimpiego e ripresa estrattiva dei marmi apuani: II - l’evo medio
edito a cura di Antonio Bartelletti ed Alessia Amorfini
Interverrà la prof.ssa Franca Leverotti
(docente di Storia medievale all’Università di Milano-Bicocca) 

I volumi di cui sopra saranno distribuiti gratuitamente tra i presenti soltanto nel giorno della loro presentazione, consegnando il coupon allegato all'invito.

(9 maggio 2007)


Il recupero della Cava romana di Fossacava a Carrara

Nel Ridotto del Teatro degli Animosi di Carrara, lunedì 5 marzo, è stato presentato il progetto di valorizzazione e fruizione del sito archeologico di Fossacava, che contiene l’area estrattiva d’età romana più estesa e meglio conservata dei bacini apuani e dell’intero territorio italiano. La redazione del progetto è stata possibile grazie al contributo finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara e all’impegno profuso dalla locale Amministrazione comunale che – a detta del Sindaco Giulio Conti – ha visto in questa realizzazione un primo passo di una strategia tesa ad integrare le attività estrattive con la fruizione turistica e culturale dell’ambiente fisico e del paesaggio storico delle cave di Carrara. Anche il Presidente della Fondazione, Alberto Pincione, si è detto convinto dell’importanza strategica, per il futuro della città, di poter giungere ad una migliore organizzazione di quel turismo quasi spontaneo che, ogni anno, è presente presso le cave con 50.000 e più persone, potendo fornire loro ulteriori occasioni di visita e di attrattiva, come il sito di Fossacava, una volta recuperato.
L’intervento della dott.ssa Emanuele Paribeni, in rappresentanza della Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana, ha tenuto a sottolineare il buon rapporto di collaborazione che, nei cantieri estrattivi di Carrara, si è spesso stabilito tra istituzioni e imprese. Ciò ha consentito di recuperare importanti testimonianze del passato senza provocare danni all’attività lavorativa. Lo stesso concetto è stato ribadito da Alvise Vittorio Lazzareschi – concessionario dell’area di Fossacava – il cui interesse culturale per lo scavo definitivo del sito si è reso particolarmente evidente dal calore e dalla passione con cui ha accompagnato le proprie parole.
L’intervento conclusivo del Sottosegretario alle attività e ai beni culturali, on.le Elena Montecchi, ha elogiato il modello d’intervento messo in opera a Carrara, che nasce dalla fattiva collaborazione tra soggetti con finalità diverse, ma che hanno trovato insieme occasioni e motivi di convergente interesse. L’esponente di governo ha infine indicato alcune possibilità per intercettare finanziamenti comunitari e statali, necessari alla realizzazione del progetto in questione, a principiare dalle opportunità offerte dall’ultima Legge Finanziaria.
Tra i lati positivi dell’iniziativa, è doveroso sottolineare – oltre le ragioni di merito che l’hanno sostenuto – anche la presenza di un attento e qualificato pubblico e il ruolo avuto, tra i progettisti, della collega arch. Simona Ozioso, da anni impegnata nell’inventariazione dei beni culturali d’età romana connessi alle attività estrattive nei bacini di Carrara.
Purtroppo, come spesso accade, qualche ombra persiste a fianco delle numerose luci mostrate da questa iniziativa. Una prima criticità l’abbiamo individuata nel mancato riferimento, in tutti gli interventi del convegno, al Parco archeologico delle Alpi Apuane, che ha inserito Fossacava tra i siti da recuperare e, da oltre sei anni, possiede una somma significativa per dare corso al progetto di recupero del sito estrattivo, da sempre ritenuto prioritario. Un ulteriore neo lo ravvisiamo nella ormai ricorrente assenza, senza giustificazioni, di personalità altrimenti chiamate, per storia personale e ruolo culturale, ad una partecipazione volendo anche critica a questo tipo di iniziative. 

(11 marzo 2007)




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